LE TECNICHE DEL RELEASE MIO-FASCIALE

La fascia ama essere spremuta, desidera una pressione ben dosata e preferisce gli scivolamenti.

Ci eravamo lasciati con la prima parte dell’articolo sulla strategia Release Mio-fasciale, oggi andiamo a vedere quali sono i suoi obiettivi:

  • Reidrata e idrata i tessuti.
  • Elimina le tensioni.
  • Migliora la flessibilità.
  • Migliora la rigenerazione.
  • Diminuisce il dolore.

Cosa sono i punti di tensione o i cosiddetti trigger point?

Un muscolo in salute è sciolto, elastico e non risulta dolente al tocco. In poche parole, immaginate una corda di 20 cm di lunghezza. Se fate un nodo nel centro, si accorciano le estremità. Questo è quello che succede nel tessuto muscolare o nella fascia ad esso associata: si creano punti di tensione nei tessuti confinanti.

I trigger point mio-fasciali, chiamati comunemente trigger point, sono descritti come dei punti iperirritabili presenti in una bandelletta muscolare contratta, nella quale si distinguono dei noduli palpabili.

Cosa succede quando si forma un trigger point? Le bandellette contratte si uniscono, si avvicinano quanto più possibile e perdono di elasticità, mentre le altre (quelle non coinvolte) sono costrette ad allungarsi, come un elastico tirato. Tutto ciò comporta una riduzione della mobilità dinamica, sia passiva che attiva, perché una parte delle bandellette è già allungata, quindi l’intera struttura è limitata in ampiezza. Come ulteriore conseguenza si ha la riduzione della forza muscolare, perché non tutte le fibrille possono essere reclutate durante la contrazione, rischio la rottura. Il peggiore incubo per un atleta. La causa più comune per questo è probabilmente il sovraccarico o il caricamento non corretto del muscolo. Nel punto di trigger, l’apporto di ossigeno e sostanze nutritive è disturbato, per cui si ha una contrazione continua.

Le cause più comuni sono:

  • Troppe ore davanti al computer.
  • Posture scorrette.
  • Posizione seduta mantenuta per molte ore in macchina.
  • Situazioni di stress.
  • Stati emotivi negativi.
  • Alimentazione non equilibrata.

Ma la causa può essere anche una vita eccessivamente sedentaria, in cui si trascorrono lunghi periodi nella stessa posizione senza dare la possibilità ai muscoli di allungarsi e distendersi.

LE TECNICHE DEL RELEASE MIO-FASCIALE

La pressione misurata correttamente riduce le tensioni fasciali e muscolari.

Innanzitutto, vi illustro il linguaggio che uso per spiegare meglio l’intensità e l’obiettivo perseguito.

Frizionare: su punti di tensione – fate una lieve pressione effettuando micro spostamenti avanti e indietro di massimo 1 cm – eliminate le tensioni.

Puntellare: su punti di tensione – mantenete la posizione, fate una pressione della durata di 3 secondi e rilassate – eliminate le tensioni.

Scivolare: su una zona più ampia in direzione delle linee mio-fasciali – fate una lieve pressione e lasciate scivolare la pelle sulla pallina/ foam roller – effetto elastico.

Rotolare: su una zona più ampia – rotolate lentamente o velocemente; se effettuate rotolamenti lenti, spostatevi dopo ogni ciclo respiratorio in direzione del cuore – effetto spremitura.

Sciogliere: su punti di tensione – rimanete su un punto dolente fermi, continuate a respirare e, ad ogni espirazione, eseguite una lieve pressione sulla pallina, affinché la tensione si attenui; poi spostatevi di un 1 cm in direzione del cuore e ripetete il tutto. In certi punti di tensione potete fare anche dei piccoli cerchi o disegnare una stella.

Queste diverse tecniche sulla fascia le permettono di ammorbidirsi, per una combinazione di risposte meccaniche, biochimiche e neurologiche che sono tutt’ora in fase di studio.

Punti da non perdere di vista:

  • L’obiettivo non è morire di dolore sulla pallina, della serie no pain no gain; così facendo otterreste esattamente l’effetto contrario.
  • Continuate sempre a respirare, non trattenete mai la respirazione.
  • Se arrivate a un punto dolente, diminuite la pressione e cercate di rimanere in quella zona respirando profondamente, facendo dei micro-spostamenti di 1 cm fino a che il dolore scompare.
  • Se arrivate a un punto che vi blocca la respirazione, allontanatevi leggermente; ci tornerete su in un altro momento.
  • La velocità alla quale si sceglie di muoversi determina l’intensità del lavoro. La regola generale è: più lenti sono i movimenti, più intensa sarà la sensazione e, spesso, sarà anche maggiore il rilassamento dei tessuti.

Vi do appuntamento alla prossima settimana con un nuovo articolo!

Ricordiamo a tutti gli appassionati che il libroè edito da ELIKA editrice e si trova in vendita nelle migliori librerie. A presto Ester